pensieri
“Nasceranno per me le città umane
che un soffio puro libera da brume”
Simone Weil, “Poesie”
“..Dovunque il cielo si stende siamo a casa nostra.
In ogni luogo di questa nostra terra siamo ”a casa”, quando portiamo tutto con noi. …”
Etty Hillesum, “Diario”
oggi
La condizione contemporanea dell’architettura e della pianificazione è segnata dalla dispersione dei linguaggi collettivi, dal logoramento del significato e dell’identità dei luoghi, che hanno favorito, insieme ad altri fattori, una progressiva perdita di qualità e coerenza dell’ambiente costruito.

Fra le molteplici cause di tali processi possiamo evidenziare l’ibridazione delle culture, la velocità dei processi comunicativi di scala globale, la rapida modificazione delle comunità, la dispersione urbana nei non luoghi della metropoli diffusa: tutti elementi che hanno favorito la perdita di un’idea condivisa di territorio e del valore pubblico degli spazi.
Questi fenomeni insieme al progressivo frammentarsi delle culture del progetto e alla perdita di consapevolezza e coerenza dell’atto di costruire (in un dato luogo e tempo) hanno generato il logoramento dei linguaggi trasmissibili e un eccesso di spettacolarizzazione iconica dell’architettura.
La complessità della dimensione territoriale contemporanea pone una vasta serie di nuovi temi. Gli esiti dell’idea di città moderna, come concretizzati negli interventi urbani contemporanei, rivelano spesso anche un’irrisolta soluzione di continuità con la città storica che ancora interroga il progetto.

orientati
Lo studio orienta il proprio lavoro alla ricerca di una sintesi fra le esigenze della modernità e dell’innovazione ed il radicamento al territorio, per ritrovare, nel proprio limitato agire, organicità e coerenza dell’ambiente costruito.
Una continuità dell’architettura al contesto quale necessità di coniugare gli elementi di identità del territorio, le permanenze storiche, con le nuove istanze di sostenibilità e resilienza, coesione sociale, funzionalità e tecnica, della condizione contemporanea.
Ci interessa la ricerca di un equilibrato rapporto fra regola diffusa ed eccezione.
Da ciò la necessità di capire le “forme” del territorio in cui si opera, che si declina in percorsi di “lettura-progetto” per conoscere le regole insediative di maggior durata (invarianti e mutazioni), lette nella loro progressiva modificazione storica e alle diverse scale dimensionali (territorio, città, tessuto urbano, edificio), recuperando, ove possibile, una coerente scalarità e continuità fra architettura e discipline urbane e territoriali.

Le culture edilizie del passato hanno fondato i linguaggi degli edifici (seriali e monumentali) sul chiaro rapporto fra principi costruttivi e insediativi e relative forme: “la perdita di tali coerenze ha dettato l’estrema debolezza dei linguaggi architettonici contemporanei”*.
La fluidità della condizione moderna (sociale, culturale, tecnica, produttiva) e le nuove esigenze ambientali e funzionali rappresentano le ragioni dell’innovazione e della necessaria modificazione degli assetti insediativi precedenti, nella consapevolezza dell’esaurimento di modelli basati sul consumo illimitato delle risorse e dello spazio.
Della contemporaneità ci interessano, in particolare, le dinamiche urbane di cambiamento dei soggetti e dei fattori urbani (sociali, economici, ambientali), le soluzioni e le tecniche per la sostenibilità edilizia e urbana, il ruolo e la “necessità” degli spazi pubblici, le reti di relazione, produzione, mobilità, che connotano nuove “dimensioni” di città e territorio.

Siamo dunque interessati alla relazione fra linguaggio architettonico e luoghi, come traccia per superarne l’eccessiva frammentazione, per costruire un meditato e consapevole nesso fra tecniche costruttive e leggibilità dell’edificio, per ritrovare coerenza fra le discipline del progetto e identità del sito.
La scelta tecnico costruttiva, l’atto del costruire (atto stabile e durevole), cerca, nelle molteplici soluzioni, un organico rapporto con la propria forma, un preciso nesso fra principio costruttivo e involucro.
Un percorso verso “forme architettoniche più fondate, sedimentate e linguisticamente significanti”* definibile in uno “sguardo progettuale” basato su conoscenza delle regole insediative di maggior durata, coerenza dell’organismo edilizio come sintesi di struttura, funzione, leggibilità, chiara identificazione dei principi costruttivi in rapporto alle proprie forme, attenzione alla qualità sino al dettaglio costruttivo.

un metodo
Nell’esercizio del progetto, per capire i caratteri insediativi dei singoli contesti nella loro la stratificazione storica, utilizziamo concetti, per noi ancora utili, derivati dagli studi storico-processuali, quali:
– tipo edilizio come idea di edificio in un dato luogo e tempo, che deriva per mutazione da una idea precedente e che è fonte di una diversa che verrà,
– processo tipologico come sequenza delle successive modificazioni dell’idea di edificio,
– serialità/organicità, cellula edilizia come unità elementare, assialità/specularità,
– tessuto e organismo urbano, percorso, isolato, polarità/nodalità,
– area culturale come ambito in cui un determinato principio costruttivo si rapporta a possibili forme edilizie (area lignea, area muraria, con le molteplici contaminazioni).

Metodologicamente il progetto è frutto di una sequenza di varianti al tema, in cui emerge il disegno come strumento e “tempo” necessario alla progressiva e chiara definizione della soluzione individuata, dai primi schizzi sino ai dettagli costruttivi.
Ricerca che non restituisce meccanicamente “qualità architettonica”, ma è la base di una maggiore qualità diffusa, che solo un assiduo, puntuale, lavoro applicato ad ogni singolo tema può concretizzare.
Atteggiamento perciò orientato ad una costruzione “trasmissibile” dell’architettura, nella quale il lavoro personale, autobiografico, senza perdere spessore assume pieno valore e significato se diviene contributo e parte di un processo collettivo e culturale ben più vasto, pur nei limiti di ogni concreta esperienza.

* C.Chiappi, “Progettare nel territorio, continuità e contestualità come temi di architettura”, In Firenze Architettura, Firenze, 2000
Le citazioni non sono volutamente di architetti, ma di due autrici del novecento.
Entrambe di origine ebraica, hanno maturato, in una breve vita e in diverso modo, un intenso percorso di maturazione umana e intellettuale




